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Petra Collins – Fotografa di moda, musa di Gucci, Fashion designer

Già il titolo dovrebbe farci capire quanto talento ha, quante cose le riescono molto bene. Stiamo parlando di Petra Collins, una ragazza  venticinquenne che vanta un curriculum ricco di lavori, collaborazioni e creazioni. L’ho conosciuta grazie al sito ROOKIE, suo trampolino di lancio e da allora non perdo mai l’uscita di un suo lavoro. Qui potete trovare la sua pagina Tumblr che tiene sempre aggiornata, nonché una delle  pagine da cui prendo molto immagini per il mio Pinterest!

 

 I love New York. Always have, always will! – Seconda parte

Ormai è passata una settimana dal mio ritorno e ho ufficialmente la nostalgia. Io amo New York alla follia, se mi dicessero ok domani vieni trasferita là, in un secondo farei valigia, prenderei Nino (il mio cagnolino) e trascinerei Abi con me. Città grande, iper stimolante, mille cose da vedere e da fare, ma quello che più ho amato e che continuo a ripetere come un disco rotto a chiunque mi faccia domande sul mio viaggio è il desiderio di poter avere qui, in Italia, la stessa libertà di espressione che hanno lì.

Oggi è la classica giornata partita male, in cui sfoglio le foto per tirarmi un pochino su di morale, in cui mi ripeto constantemente se quello che ho ora, dove vivo, cosa faccio sia abbastanza per me, considerazioni che solitamente mi arrivano quando torno da un posto che mi è rimasto nel cuore: vedasi Londra nel lontano 2008. La città grande per me è espressione di nuove possibilità, nuovi orizzonti, nuove sfide e New York si avvicina molto al mio modo d’essere: libera. Forse ho semplicemente la crisi di chi si avvicina ai 30 e deve comunque fare i primi conti, di quello che ha fatto, di quello che le manca, ma veramente non trovo una soluzione alle mille domande che mi ronzano in testa. Le mie amiche ormai prendono questi miei “salti mentali” come un must have di Giulia, che ogni tot anni saltano fuori e le fanno ribaltare tutto, ho sempre questo bisogno di scoprire cose nuove. C’è chi mi giustifica dicendo che essendo gemelli non posso aspettarmi di essere in modo diverso e c’è chi invece mi fa notare che non mi manca nulla e la devo smettere di fare la bambina viziata e di volere il giochino nuovo, a cui io rispondo prontamente di essere giovane e di doverle fare adesso queste cose, cadendo veramente nel banale e negli stereotipi più comuni che possano esistere. Penso di essere una persona piena di punti di domanda e di essere fatta di poche certezze, ma se c’è una cosa che ho imparato sul mio carattere in questi anni, è che non sempre il volersi migliorare e l’avere sogni sempre nuovi sia una cosa negativa, alla fine questa mia curiosità, oltre ad alcune batoste, mi ha fatto conoscere persone nuove, mondi nuovi che ancora adesso mi porto dietro. Alle volte Milano mi sta stretta, ma secondo me dipende moltissimo dalla mentalità che abbiamo qui. Ora, non voglio cadere nelle frasi fatte e non voglio neanche sputare nel piatto in cui mangio, io amo Milano, ma alle volte vorrei che facessimo tutti un passo in più, forse (e mi ci metto anche io) siamo rimasti indietro e non siamo alla pari con quello che ormai è diventato il mondo, la realtà. Va bene tenere le proprie abitudini e le proprie tradizioni, ma secondo me questo stato mentale ci sta impedendo di vedere l’altro e di vedere cosa realmente sta accadendo. New York è stata una specie di lente d’ingrandimento su queste cose appena elencate, è vero anche che il viaggio di per sé ti porta a scontrarti con  scenari diversi dal tuo quotidiano, positivi o negativi, facendoti riflettere e raggiungere un’apertura mentale che fa veramente bene allo spirito, ma questa città ancor di più. Non capisco neanche io da cosa derivi questa sensazione che provavo girando la città, interagendo con gente del posto, forse sarà la varietà di persone, sarà il fatto che ognuno può veramente esprimere se stesso come meglio crede, senza essere giudicato, senza dover dar conto a nessuno. Sei libero, libero di vivere la tua vita, interagendo con persone diverse da te che ti arricchiscono e ti fanno conoscere il bello della diversità. Per spiegarvi in poche parole l’effetto che questa grande città ha sulle persone che ci vivono e non, un giorno mentre ero in metropolitana ho ascoltato una discussione tra due ragazze newyorkesi e una frase di una di queste mi ha colpita in modo particolare: I love New York. Always have, always will. Ed è così. Cosa ne pensate? Cosa vi ha lasciato New York? Oltre a 0 euro sul conto… e giusto per rimanere in tema e per toglierci dalla pesantezza di questa introduzione, passiamo alla promessa che ho fatto nel post precedente, cioè raccogliere un po’ di luoghi in cui fare dello “shopping” selvaggio, cioè una personale lista dei negozi in cui ho trovato cose carine per regali o semplicemente per la sottoscritta.

  • Glossier. Per chi non conoscesse questo marchio, si occupa di skincare e make up. Io lo amo follemente ma in Italia non è reperibile, per adesso solo America e Puertorico (?). Lo showroom potete trovarlo a questo indirizzo: 123 Lafayette St, New York, NY 10013, Stati Uniti.

  • oo35mm. Vuoi delle maschere che ti fanno sembrare un gatto? Negozio di cosmesi orientale, nel pieno centro di Chinatown. Hanno anche il marchio The Ordinary. Indirizzo:81 Mott St, New York, NY 10013, Stati Uniti.

  • Greenwich Letterpress.  Biglietti, stampe, insomma tutta la cartoleria del mondo potete trovarla qui! C’è veramente da perdere la testa! 15 Christopher St, New York, NY 10014, Stati Uniti

  • Rough Trade NYC Vinili a non finire! Fanno anche dei concerti, ci starete dentro minimo due ore!64 N 9th St, Brooklyn, NY 11249, Stati Uniti

  • Broadway Market. 483 Broadway, New York, NY 10013, Stati Uniti. Mercatino in cui espongono artisti indipendenti, troverete dai gioielli, ai vestiti, accessori, quadri, di tutto e un po’. Veramente carino!

  • Mansur Gavriel NyC shop. Anche se non volete acquistare andate solo a vedere il negozio, minimal e tutto rosa.134 Wooster Street, New York, NY 10012, Stati Uniti

  • Urban Outfitters. Ce ne sono sparsi per il mondo, ma a New York troverete quelli più grandi. Io ho fatto grandi spese 😀 anche perché avevano già i saldi!
  • Sephora. Sono enormi! Hanno marche che qui in Italia non abbiamo, con dei commessi assurdi. Solo occhi a cuoricino!
  • Memories of New York. Per ricordi e souvenir andate qui, tra tutti è quello che ha cose più originali e meno costose! 206 5th Ave, New York, NY 10010, Stati Uniti

Passiamo poi ai vintage, Soho e Brooklyn ne sono piene e ovviamente sono entrata a sbirciare. Alcuni li seguivo già su Instagram, altri invece sono stati delle scoperte ad esempio:

Alla ricerca del costume perfetto – estate 2017

Quest’anno andrò a Cuba e oltre ad essere andata dall’alimentarista per poter fare delle foto in costume da bagno senza sentirmi male, voglio comprarmi dei costumi nuovi. Ne voglio uno intero semplice, possibilmente scollato dietro e due bikini NON imbottiti e neanche che mi facciano sembrare più piatta di quello che sono.

Partiamo dai brand più conosciuti

 

COS:

& other stories:

H&M

Calzedonia

questo c’è in diverse colorazioni, ma vi dirò il bianco cafona non mi dispiace ahahah!

Oysho

Zara

American Apparel\ costumi non sgambati di più! Modello che portava mia mamma negli anni 80\90 e che indossa in tutte le fotografie di lei a Riccione.

Ma passiamo ai marchi che ho scoperto e che mi piacciono tantissimo, ovviamente i costi aumentano, ma secondo me per alcuni ne vale veramente la pena.

LIDO: Scoperto tramite instagram e subito occhi a cuoricino.

Questo modello mi piace tantissimo in blu cobalto e indian jade (verde)

Invece il bikini mi piace tantissimo quello rosso.

Matteau: il costumo nero che cercate da anni lui lo ha fatto.

Hunza G london: non commento neanche, vi metto solo le foto.

Per chi invece vuole osare, e non sono io perchè starei tutto il tempo a controllarmi se ho tutto coperto, il brand MINIMALE ANIMALE (ovviamente californiano) fa per voi!

Che ne pensate? avete già pensato alle vacanze estive? siete anche voi a dieta? io sono alla mia sesta settimana di dieta e forse non sono più nervosa come all’inizio, forse è, il mio moroso potrebbe dissentire.

Bullet Journal – La mia esperienza

Era da un po’ che cercavo un metodo organizzativo che si adattasse alle mie esigenze, ero una di quelle persone che partiva lanciata a inizio anno con la propria agenda per poi accantonarla, in più quotidianamente facevo post it in giro per casa per ricordarmi cose  che puntualmente mi  dimenticavo. Ma circa tre mesi  fa girando per il web ho scoperto il bullet journal.

Cos’è il bullet Journal?

Il bullet journal è un sistema analogico per tenere traccia del passato, organizzare il presente e pianificare il futuro. L’inventore è un designer statunitense, Ryder Carroll, che racconta di aver sempre avuto dei problemi a organizzare la sua vita in modo tradizionale e così ha inventato un metodo diverso, l’unico immediatamente chiaro ai suoi occhi.

Cosa ci serve?

Vi servirà un quaderno puntinato e numerato, una biro e i mille impegni, eventi, cose che volete tenere sotto controllo. Io ho acquistato su Amazon sia quaderno che penna, ma potete utilizzare tranquillamente quello che avete a casa, l’unica accortezza è che deve avere il numero della pagine perché sarà fondamentale poi nella ricerca dei vari contenuti.

Questo è il mio quaderno e queste le mie penne.

Come iniziare?

Io ho seguito passo dopo passo il sito dell’inventore, per poi rendermi conto che alcune categorie o alcuni modi di organizzare non erano adatti a me o me ne servivano in aggiunta altri. Quindi vi metterò qui di seguito quello che io ho trovato “più giusto” per la mia quotidianità e la mia pianificazione. Sembra una cosa complicata e che richiede molto tempo, ma in realtà è solo all’inizio perché dovete impostarla, poi vi assicuro che vi porta via 5 minuti (alla sera) in cui dovete organizzare la giornata successiva.

Per prima cosa stabilite le kay task, cioè i simboli che voi utilizzerete nell’agenda per segnalare gli impegni, le cose da fare o le priorità della giornata. Ovviamente questo metodo prende in considerazione i cambi di programma, basta utilizzare il simbolo task rimandati e riscrivere la stessa cosa il giorno dopo. Credetemi, alla terza volta che leggete la freccina di rimandato per senso di colpa lo fate, non scherzo!

Comunque i miei simboli sono questi:

 

Dopo aver creato le chiavi di lettura, create un indice. Ovviamente lo completerete mano mano che aggiornerete il vostro bullet. Quindi lasciate almeno tre pagine bianche per l’indice.

Questo è un esempio che ho trovato sul sito ufficiale del bullet journal:

Fatto questo, dovete decidere che tipo di pianificazione volete, quali sono le vostre esigenze. Io ho deciso di organizzarmi così: lavorando su turni ho bisogno di una visione mensile come prima cosa, poi una visione giornaliera e infine annuale (per ricorrenze o prenotazioni di vacanze).

Quindi ho creato il mio MONTLHY LOG: serve per organizzare il vostro mese.

Ovviamente questo è un esempio trovato online, non vi preoccupate anche io non so disegnare, non servono tutte queste prove d’artista, è personalizzata, quindi ognuno fa come vuole e come può.

Poi ho creato il mio DAILY LOG, per organizzare le mie giornate, i miei impegni.

 

Presi online anche questi, ma io ho fatto la stessa cosa. Ho suddiviso la pagina in 4 celle, in ogni cella ho messo in alto a sinistra il giorno, il giorno della settimana e il mese, in alto a destra il tempo (sole o pioggia) che inserisco a fine giornata e poi tutti i miei impegni con i simboli  a seconda della tipologia. Se si tratta del lunedì ho anche inserito una mini tabella con gli altri giorni della settimana, così da avere un quadro più completo.

Ho creato poi il mio FUTURE LOG, cioè la tabella annuale, dove inserisco compleanni, anniversari, ferie ecc. In realtà questa l’ho creata subito dopo l’indice, così da avercela sempre sotto mano.

 

In aggiunta io ho messo un food tracker. Essendo a dieta il mio alimentarista mi ha dato una tabella di quello che mangio giornalmente, che poi io ho riprodotto sul mio bullet. Colazione, pranzo, cena e le varie merende. In questo modo riesco ad organizzarmi anche la spesa settimanale.

E da ormai un mesetto ho aggiunto due nuove categorie:

  • Categoria spese mensili: Ho fatto una tabella con le entrate e le uscite, così ho sempre sotto controllo la situazione e mi rendo conto di dove faccio la brava e dove spendo come una capra.
  • Categorie scoperte mensili: appiccico foto, biglietti da visita, biglietti di concerti, insomma quello che scopro o faccio mensilmente lo inserisco in queste pagine, così ho anche dei “ricordi” e non solo impegni e cose da fare.

Poi ovviamente c’è gente ossessionata che crea log per qualsiasi cosa, ma io li trovo carini, non avrei mai il tempo di farli ma bisogna riconoscere che sono molto belli ad esempio:

Tanto per rimanere in tema, Luna piena in bilancia questo mese, ma tratteremo prossimamente questo argomento ahahaha

Che ne pensate? Come vi organizzate? Lo avete già? Oppure siete tradizionalisti e non abbandonerete mai e dico mai la vostra agenda impostata? Io facendo così mi sento molto più organizzata e direi anche di avere la situazione più sotto controllo, sarà che imposti e fai tutto tu, ma psicologicamente mi aiuta.

Go girls! – A vista d’occhio

Sabato 4 Marzo 2017 nel tardo pomeriggio sono andata all’evento “A vista d’occhio”, vicino a Bergamo nello spazio Polaresco, per una serie di incontri, esposizioni d’arte e concerti. Un percorso prettamente femminile, in cui le artiste esponevano i propri punti di vista sul mondo con la propria arte. C’è chi lo ha fatto attraverso le fotografie, chi attraverso la musica, chi attraverso la danza, chi con sculture, installazioni, disegni, e quello che accomunava tutte era la voglia di farsi conoscere, di scambiarsi parole e sorrisi.

Alcuni progetti presentati sono ancora in fase di esecuzione, ad esempio quello di Dina Nerino. Dina con il suo “all’ombra della perfezione” racconta attraverso delle fotografie la battaglia quotidiana tra il proprio alter ego e la perfezione o meglio il modello di perfezione a cui la società fa riferimento. Attraverso l’utilizzo di una gamba di plastica perfetta, si immortala in alcuni luoghi simboli di Milano, in cui la donna solitamente è vittima di stereotipi, in cui deve risultare necessariamente perfetta.

Ho apprezzato moltissimo questo suo lavoro, probabilmente perché il tema della perfezione e dell’insicurezza generato da questa mi è sempre stato a cuore. Il grado qualitativo più elevato, tale da escludere qualsiasi difetto è spesso identificato con la massima compiutezza e necessariamente crea nella vita di tutti i giorni insicurezza nella persona. L’essere perfetto in quanto tale non esiste, e questa assolutezza con cui molte volte ci scontriamo non fa parte della quotidianità, o perlomeno non è una priorità su cui dobbiamo basare la nostra vita. Ma molte volte, alla donna in particolare, viene richiesto. Ci viene richiesto di essere belle, in forma, mamme perfette, mogli perfette, amanti perfette, lavoratrici perfette, ci viene chiesto di essere delle organizzatrici seriali, in modo da essere tutto questo appena elencato.

Ma cos’è perfetto? Chi stabilisce le regole della perfezione e soprattutto tutto quello per cui il Femminismo si è battuto dove è andato a finire? Mai come in questo periodo mi sento contro corrente, mai come in questo periodo mi sento lontana dall’ideologia femminista che si sta portando avanti. Forse il tutto viene riassunto nella frase o come potrei definirlo lo slogan: “we should all be feminists”.

Si è vero, ma non come lo stiamo facendo. Sono combattuta perché da una parte rendere il femminismo pop/popolare, potrebbe fare avvicinare più donne, ma dall’altra parte facendolo diventare alla portata di tutti (la moda per intenderci, la fashion week per intenderci) fa snaturare il movimento, fa perdere le questioni di base che da sempre e per sempre saranno al centro di esso: pari diritti tra donna e uomo, coltivare la propria intelligenza e avere a cuore questioni, tematiche e problemi comuni che le donne riscontrano quotidianamente sul lavoro, nella famiglia, nella società. L’indossare una maglietta con quello slogan fa di te un esempio, a maggior ragione se sei personaggio pubblico e donna, e hai il dovere di dare testimonianza di quello che il giorno prima hai asserito semplicemente indossandola.

Ma sabato mi sono messa un po’ in pace con questa questione, vedendo come delle ragazze e il loro operato alla fine poco centrano con tutto questo mondo. A loro basta far sentire la loro voce, il  loro punto di vista, interessa solo rendere pubblico quello che per anni hanno fatto crescere dentro di se e buttarlo fuori, attraverso provocazioni, immagini forti, oggetti, disegni.

Un’altra opera che ho potuto vedere allo spazio Polaresco è quello di Pamela del Curto: “Non hai fatto un cazzo”. Davanti a voi vi troverete una culla al cui interno vi è un magnete rotto. L’artista mi ha spiegato che nel momento in cui rompi un magnete, nei punti di rottura si crea una forza repulsiva e il messaggio che lei intende mandare inserendolo nella culla è: l’apparente immobilità è pronta a esplodere da un momento all’altro. E’ così che ho visto queste ragazze, hanno raccolto informazioni, hanno vissuto esperienze positive e negative e sabato è stata data loro la possibilità di esplodere. Ognuno vive la propria vita, ma sa che nel momento in cui si presenta una situazione spiacevole ci sarà sempre quella solidarietà femminile pronta appunto ad esplodere, pronte ad unirsi per portare avanti le proprie ragioni, insieme e solo come noi donne sappiamo fare.

Per comprendere bene il tipo di evento a cui ho presenziato le o-pere di Susanna Tosatti ve lo spiegano perfettamente. Con il suo lavoro “le belle pere” ha costruito oggetti e disegnato ciò che meglio esprime il mondo femminile. Ha utilizzato una delle parti più importanti della donna, quelle che la distinguono e che rendono il corpo femminile bellissimo: il seno.

Con quest’ultima opera mi ricollego al discorso iniziale espresso attraverso le fotografie di Dina: il corpo perfetto, l’identità femminile e cosa vuol dire essere donna. Essere donna non significa adattarsi a uno schema imposto dalla società ma non vuol dire neppure rinunciare alla propria femminilità per avvicinarsi al mondo maschile: pretendere l’uguaglianza non deve portare all’essere identici, in quanto vorrebbe dire soffocare le proprie peculiarità. Bisogna smettere di identificarsi con i limiti che la storia ha imposto al sesso definito “debole” da chi forse ne temeva le potenzialità, e di sentirsi in difetto se non si accontenta lo schema antico: se non si hanno figli, se non si ha un compagno o se si è scelto di farsi guidare da un cuore libero che impone regole diverse da quelle a cui ci hanno abituato, bisogna andare avanti senza preoccuparsi, sicure delle proprie scelte.